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Articoli Misteri della Fede

L’AVVENTO

Tempo di attesa, speranza e conversione

Oggi, 30 novembre 2025, la Chiesa celebra la Prima Domenica di Avvento, segnando l’inizio di un nuovo anno liturgico. È un momento prezioso che ci invita a fermarci, riflettere e preparare il cuore all’incontro con il Signore che viene.

Che cos’è l’Avvento?

Il termine «Avvento» deriva dal latino adventus, che significa «venuta» o «arrivo». Nel mondo antico questa parola era utilizzata per indicare l’arrivo di un funzionario imperiale, la visita di un re o di un imperatore in una provincia. I cristiani adottarono fin dai primi secoli questo termine per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo, venuto sulla terra per visitare l’umanità. Il termine Adventus Domini ricorre già nelle omelie dei Padri della Chiesa, nelle orazioni degli antichi sacramentari e nei primi calendari cristiani.

L’Avvento costituisce l’inizio dell’anno liturgico nel cristianesimo occidentale e comprende le quattro settimane che precedono il Natale. La sua durata varia dai 22 ai 28 giorni, poiché include necessariamente le quattro domeniche più vicine alla solennità del 25 dicembre.

Le origini storiche

L’origine del tempo di Avvento è relativamente tardiva, collocabile tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma risale al 336 d.C., e fu verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa della Natività.

Inizialmente l’Avvento era un tempo di digiuno: la Chiesa primitiva stabilì questo periodo tra il giorno di san Martino (11 novembre) e l’Epifania. Il digiuno fu inizialmente fissato in tre giorni la settimana, successivamente esteso a tutti i giorni tranne sabato e domenica.

Fu Papa Gregorio Magno (590-604) a stabilire le quattro domeniche di Avvento per la Chiesa Occidentale. Secondo l’interpretazione teologica del tempo, le quattro domeniche rappresentavano simbolicamente i quattromila anni che l’umanità, secondo la tradizione, dovette attendere per la venuta del Salvatore dopo il peccato originale.

Il duplice significato teologico

L’Avvento possiede una duplice caratteristica che lo rende unico tra i tempi liturgici. Da una parte, guida lo spirito dei fedeli all’attesa della seconda venuta di Cristo alla fine dei tempi; dall’altra, prepara alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini.

I Padri della Chiesa parlano di una triplice venuta del Signore: la prima, nell’Incarnazione; la seconda, che si realizza continuamente nell’oggi della vita attraverso l’Eucaristia, i sacramenti e l’incontro con i fratelli; la terza, da attendere nella speranza, alla fine dei tempi. Come ricorda San Cirillo di Gerusalemme nelle sue Catechesi, il «venire» di Dio si concentra nelle due principali venute di Cristo: quella della sua Incarnazione e quella del suo ritorno glorioso alla fine della storia.

La struttura liturgica

L’Avvento si articola in due periodi ben distinti. Fino al 16 dicembre la liturgia si concentra sulla dimensione escatologica, con letture che parlano della seconda venuta di Cristo e invitano a svegliarsi e convertirsi. Dal 17 al 24 dicembre l’attenzione si sposta sull’Incarnazione del Verbo nella storia, con la figura della Vergine Maria che emerge con particolare evidenza.

La voce dei Padri della Chiesa

San Bernardo di Chiaravalle: la triplice venuta

San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), dottore della Chiesa, nei suoi celebri Discorsi sull’Avvento offre una profonda meditazione sulla triplice venuta del Signore:

«Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, lo videro e lo odiarono. Nell’ultima venuta ogni uomo vedrà la salvezza di Dio e vedranno colui che trafissero. Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate.»

Discorso 5 sull’Avvento, 1-3

San Bernardo prosegue spiegando il significato di ciascuna venuta:

«Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria. Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione.»

Discorso 5 sull’Avvento, 1-3

L’abate di Chiaravalle conclude con un’esortazione a custodire la Parola di Dio:

«Poiché sono beati coloro che custodiscono la parola di Dio, tu custodiscila in modo che scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi. Nùtriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima. Non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido e la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso. Se conserverai così la parola di Dio, non c’è dubbio che tu pure sarai conservato da essa.»

Discorso 5 sull’Avvento, 1-3

Sant’Agostino: Svégliati, o uomo!

Sant’Agostino (354-430), vescovo di Ippona e dottore della Chiesa, nel suo Discorso 185 pronuncia un vibrante appello che risuona potente attraverso i secoli:

«Svégliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo. Svégliati, o tu che dormi, destati dai morti e Cristo ti illuminerà. Per te, dico, Dio si è fatto uomo. Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo. Non avrebbe liberato dal peccato la tua natura, se non avesse assunto una natura simile a quella del peccato. Una perpetua miseria ti avrebbe posseduto, se non fosse stata elargita questa misericordia. Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte. Saresti venuto meno, se non ti avesse soccorso. Saresti perito, se non fosse venuto.»

Discorso 185 (PL 38, 997-999)

Sant’Agostino sviluppa anche il tema delle due venute di Cristo tema caro alla sua predicazione collegando l’umiltà della prima venuta alla gloria della seconda:

«La prima volta Cristo è venuto umile ed occulto; e tanto più occulto quanto più umile. All’umiltà e alla sottomissione del primo avvento, corrisponderà il trionfo e il dominio di Cristo sull’universo. Tra i due poli non si frappone un vuoto: vi è sempre la presenza di Cristo nella storia dell’umanità, attraverso la Parola e i Sacramenti che Egli ha affidato alla Chiesa.»

Commento al Vangelo di Giovanni, tr. 4, 1-2

E ancora, sul mistero dell’Incarnazione:

«Prepariamoci a celebrare in letizia la venuta della nostra salvezza, della nostra redenzione; a celebrare il giorno di festa in cui il grande ed eterno giorno venne dal suo grande ed eterno giorno in questo nostro giorno temporaneo così breve.»

Discorso 185

San Leone Magno: la gioia della nascita

San Leone Magno (390-461), papa e dottore della Chiesa, nel suo Primo Discorso per il Natale esprime con parole memorabili la gioia cristiana:

«Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne. Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti.»

Discorso 1 per il Natale (PL 54, 190-193)

I simboli dell’Avvento

Il colore viola

Durante l’Avvento il colore dei paramenti liturgici è il viola, che richiama l’attesa e la penitenza. Nella terza domenica, chiamata Gaudete («Rallegratevi»), è possibile utilizzare il colore rosa, che esprime la gioia per l’imminente venuta di Cristo. Questa domenica prende il nome dall’antifona d’ingresso della Messa, tratta dalla Lettera ai Filippesi: «Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.»

La corona dell’Avvento

Il simbolo più riconoscibile dell’Avvento è la corona illuminata da quattro candele. L’accensione progressiva delle candele, una per ogni domenica, simboleggia la vittoria della luce sulle tenebre grazie alla venuta di Cristo. I colori delle candele seguono tradizionalmente le tonalità dei paramenti sacri: tre viola e una rosa per la terza domenica.

Il silenzio del Gloria

Durante le Messe dell’Avvento non viene recitato l’inno del Gloria, affinché esso risuoni con maggior forza e gioia nella notte di Natale, quando gli angeli lo cantarono ai pastori di Betlemme.

L’Avvento secondo Benedetto XVI

In un’omelia per i Vespri del 28 novembre 2009, Papa Benedetto XVI spiegava il significato profondo dell’Avvento come tempo di presenza divina:

«L’Avvento ci invita e ci stimola a contemplare il Signore presente. La certezza della sua presenza non dovrebbe aiutarci a vedere il mondo con occhi diversi? Non dovrebbe aiutarci a considerare tutta la nostra esistenza come ‘visita’, come un modo in cui Egli può venire a noi e diventarci vicino, in ogni situazione?»

Omelia, 28 novembre 2009

Nell’omelia del 2 dicembre 2006, Benedetto XVI sottolineava come l’annuncio liturgico «Dio viene» non sia un evento solo passato o futuro, ma un presente continuo:

«Non viene usato il passato — Dio è venuto —, né il futuro — Dio verrà —, ma il presente: ‘Dio viene’. Si tratta di un presente continuo, cioè di un’azione sempre in atto: è avvenuta, avviene ora e avverrà ancora. L’Avvento richiama i credenti a prendere coscienza di questa verità e ad agire in conseguenza. Risuona come un appello salutare: Svegliati! Ricordati che Dio viene! Non ieri, non domani, ma oggi, adesso!»

Omelia, 2 dicembre 2006

E ancora, sulla speranza come caratteristica essenziale dell’Avvento:

«L’Avvento è per eccellenza la stagione spirituale della speranza, e in esso la Chiesa intera è chiamata a diventare speranza, per se stessa e per il mondo. Tutto l’organismo spirituale del Corpo mistico assume, per così dire, il ‘colore’ della speranza. Tutto il popolo di Dio si rimette in cammino attratto da questo mistero: che il nostro Dio è ‘il Dio che viene’ e ci chiama ad andargli incontro.»

Omelia, 30 novembre 2008

La figura di Maria

L’Avvento è intimamente legato alla figura della Vergine Maria, colei che per prima ha atteso e accolto il Salvatore. La presenza della Solennità dell’Immacolata Concezione l’8 dicembre fa parte del mistero che l’Avvento celebra: Maria è il prototipo dell’umanità redenta, il frutto più eccelso della venuta di Cristo.

Come scriveva San Bernardo: «Per quella venuta di Cristo, che potremmo chiamare ‘incarnazione spirituale’, l’archetipo è sempre Maria. Come la Vergine Madre custodì nel suo cuore il Verbo fatto carne, così ogni singola anima e l’intera Chiesa sono chiamate, nel loro pellegrinaggio terreno, ad attendere il Cristo che viene e ad accoglierlo con fede ed amore sempre rinnovati.»

Come vivere l’Avvento

La liturgia dell’Avvento ci consegna due parole-chiave: vigilanza e conversione. Vigilare significa anzitutto svegliarsi dal torpore spirituale, prendere coscienza della propria realtà anche di peccatori, e poi restare svegli, perseverando nel cammino di fede.

La conversione dell’Avvento non è solo un voltarsi indietro per correggere gli errori, ma un volgersi in avanti verso Colui che viene. È un tempo per riscoprire la preghiera, la sobrietà, l’attenzione ai fratelli più bisognosi.

Come ci ricorda San Bernardo: «Se conserverai così la parola di Dio, non c’è dubbio che tu pure sarai conservato da essa. Verrà a te il Figlio con il Padre, verrà il grande Profeta che rinnoverà Gerusalemme e farà nuove tutte le cose.»

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Fonti delle citazioni patristiche:

• San Bernardo di Chiaravalle, Discorso 5 sull’Avvento (Opera omnia, Editiones cistercienses, vol. 4, 1966, pp. 188-190)

• Sant’Agostino, Discorso 185 (Patrologia Latina 38, 997-999)

• Sant’Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, trattato 4, 1-2

• San Leone Magno, Discorso 1 per il Natale (Patrologia Latina 54, 190-193)• San Cirillo di Gerusalemme, Catechesi 15, 1 (Patrologia Graeca 33, 870)