Il 7 ottobre 1571, una domenica, davanti alle isole Curzolari, all’imboccatura del golfo di Lepanto, la flotta della Lega Santa fermò quella ottomana. Don Giovanni d’Austria aveva ventiquattro anni. A Roma c’era un vecchio frate domenicano diventato Papa, Pio V, che quella Lega l’aveva voluta e che in quelle settimane pregava e digiunava.
Voglio raccontarvi alcune cose di Lepanto che di solito non si dicono, quelle dell’anima. Ma da fratello voglio anche essere onesto con voi: accanto a ogni episodio vi dico quanto è solido storicamente e quanto appartiene alla tradizione. La fede non ha bisogno di abbellimenti, e le anime che soffrono meritano la verità. In fondo trovate le fonti.
Prima delle armi, l’anima
Prima di Lepanto la Chiesa si mosse con la preghiera e con i Sacramenti, non solo con le navi. Nelle linee generali questo è ben attestato.
- Pio V volle sulle navi i sacerdoti: gesuiti sulle galere spagnole, domenicani e francescani su quelle genovesi, sabaude e veneziane, cappuccini su quelle pontificie.
- La mattina del 7 ottobre, su ogni nave, fu letta la bolla con cui il Papa concedeva l’indulgenza plenaria a chi fosse caduto combattendo. Secondo il biografo Roberto de Mattei, il tema delle prediche fu «Nessun cielo per i codardi».
- A Roma Pio V invitò i cardinali a digiunare un giorno a settimana e a fare un’elemosina straordinaria. A settembre disse all’ambasciatore spagnolo che lui digiunava tre giorni alla settimana e dedicava molte ore alla preghiera.
Una prudenza. Il racconto del giubileo organizzato a Messina dal legato Odescalchi, del digiuno di tre giorni di tutta l’armata e della Comunione generale viene da una fonte del Seicento. Non sono riuscito a confermarlo con documenti dell’epoca, quindi va raccontato come tradizione e non come verbale. Lo stesso vale per la raccomandazione di Pio V di tenere lontani dalla flotta gli uomini di cattiva vita: la trovo solo in fonti divulgative. Dice una cosa vera dello spirito del Papa, ma non è provata in questa forma.
La Croce sul petto e lo stendardo del Redentore
Pio V donò a Don Giovanni un frammento della Croce, e il comandante lo portò con sé in battaglia. Secondo la biografia di De Mattei lo portava al collo, sopra la corazza con le insegne del Toson d’Oro. Quindi «la Croce sul petto» è fedele all’immagine.
Lo stendardo non fu consegnato a Messina. Benedetto dal Papa, fu affidato a Don Giovanni a Napoli, nella basilica di Santa Chiara, il 14 agosto 1571. Raffigurava il Crocifisso tra Pietro e Paolo, con il motto «In hoc signo vinces». Il cappellano francescano di Don Giovanni, fra Miguel Serviá, scrisse nella sua relazione che la galera Real portava come insegna lo stendardo inviato dal Papa con un Cristo. È la voce di uno che c’era.
Quando le flotte arrivarono a tiro di cannone, i cristiani ammainarono le altre bandiere e Don Giovanni innalzò lo stendardo del Redentore crocifisso. Su ogni galea fu levata una croce. Lo riferiscono le ricostruzioni abituali, e la scena resta fortissima: l’esercito cristiano combatté sotto il segno della Croce.
Tra le navi, l’assoluzione, le catene
Prima dello scontro Don Giovanni passò tra le navi per incoraggiare uomini e comandanti. Che sia passato tra le navi lo riferiscono le ricostruzioni divulgative. Il particolare del Crocifisso tenuto in mano non l’ho trovato in una fonte forte, quindi lo direi come tradizione.
L’assoluzione c’è stata, ma va detta bene. Le ricostruzioni dicono che i combattenti ricevettero l’assoluzione secondo l’indulgenza concessa da Pio V: è un’assoluzione generale, legata all’indulgenza. Scrivere che «tutti si confessarono pochi minuti prima dell’attacco» non è dimostrato, e non serve. Il dato sostanziale basta: uomini che stavano per morire furono preparati all’incontro con Dio.
Le catene. A bordo c’erano i galeotti. Sulle galee cristiane Don Giovanni promise perdono e libertà a chi avesse preso parte al combattimento. Sulle galee ottomane i rematori erano in gran parte schiavi cristiani, e con la vittoria furono liberati: le stime vanno da circa dodicimila a circa quindicimila. Per tanti uomini, davvero, in un solo giorno si passò dalle catene alla libertà.
Mezzogiorno: le galeazze e il vento
Lo scontro cominciò verso mezzogiorno. Davanti alla linea cristiana stavano le sei galeazze veneziane, grosse navi pesantemente armate, una novità in quel tipo di battaglia. Quando i turchi arrivarono a tiro, il loro fuoco sconvolse la formazione ottomana, e oggi alcuni storici ne sottolineano il ruolo decisivo. La battaglia durò circa cinque ore. Caddero più di ventimila ottomani e almeno ottomila furono fatti prigionieri. Alì Pascià, il comandante turco, morì combattendo, e Don Giovanni fu ferito a una gamba.
Il vento. Le ricostruzioni dicono che all’inizio soffiava a favore dei turchi e che verso mezzogiorno cambiò: le loro vele si afflosciarono e quelle cristiane si gonfiarono. La storia può raccontare il cambio del vento. Leggerlo come un segno della Provvidenza appartiene alla fede. È una lettura bellissima, ma è un’altra cosa, e conviene dirlo con chiarezza.
Roma, Pio V e la finestra
Pio V non era a Lepanto. La tradizione racconta che quella domenica, verso le cinque del pomeriggio, interruppe gli affari che stava trattando, andò alla finestra e disse che bisognava ringraziare Dio perché in quel momento l’armata cristiana aveva vinto. La conferma ufficiale arrivò a Roma solo nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, con un corriere del nunzio a Venezia. Alcuni autori cattolici ritengono l’episodio documentato.
Uno storico non può verificare una conoscenza soprannaturale. Può dire che il racconto è antico e che la data della notizia ufficiale è certa. Io lo racconterei così: la tradizione dice che il Papa, pregando, seppe interiormente che la battaglia era vinta.
Il Papa legò la vittoria al Rosario. Quel giorno a Roma le confraternite del Rosario facevano le loro processioni, e Pio V attribuì la vittoria all’intercessione della Madonna.
Dopo la vittoria: il Rosario e Maria Aiuto dei Cristiani
Pio V attribuì la vittoria alla Madonna e istituì una festa annuale, Nostra Signora della Vittoria. Nel 1573 Gregorio XIII la trasformò nella festa del Santo Rosario, fissandola alla prima domenica di ottobre. Più tardi la festa fu estesa a tutta la Chiesa e portata al 7 ottobre. Quindi il legame tra il 7 ottobre e il Rosario è vero, ma passa da due Papi e non da uno solo.
Sull’invocazione «Auxilium Christianorum, ora pro nobis» le fonti si dividono. Diverse fonti cattoliche dicono che la aggiunse Pio V alle Litanie Lauretane. Una nota salesiana ricorda invece che la formula compare per la prima volta nella versione delle Litanie stampata nel 1576, e che più che al Papa va attribuita ai reduci della battaglia, passati da Loreto a ringraziare la Madonna. Scriverei semplicemente che entrò nelle Litanie dopo Lepanto.
Due testimonianze dell’epoca, bellissime. Nel dispaccio scritto a Petala il 9 ottobre 1571, Don Giovanni di suo pugno si rallegra per la vittoria che Nostro Signore si è degnato di darci. E il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro di Lepanto nel Palazzo Ducale che non la potenza, né le armi, né i condottieri, ma Maria del Rosario li aveva fatti vincitori.
Anche noi abbiamo le nostre Lepanto
Fratelli e sorelle, Lepanto non è soltanto una battaglia del 1571. È un’immagine della nostra vita. Anche noi abbiamo guerre che nessuno vede. Tentazioni, famiglie da difendere, anime da salvare, malattie, dolori, paure, croci portate in silenzio.
Se oggi sei dentro la tua battaglia, ricordati di quello che la Chiesa fece allora. Non lasciare il Rosario nel cassetto, prendilo in mano. Confessati. Ricevi Gesù nell’Eucaristia. Offri la tua sofferenza, perché nessuna lacrima offerta a Dio va perduta. Affidati alla Madonna. E poi vai avanti nella tua battaglia senza paura.
A Lepanto, prima dei cannoni, ci furono le preghiere e i Sacramenti, e poi gli uomini fecero fino in fondo la loro parte. La vittoria non fu loro, e lo riconobbero con le parole di Don Giovanni. Anche per te vale così: tu fai ciò che puoi, e il resto lo metti nelle mani di Dio. Il vento sa cambiare quando Dio vuole.
Maria Santissima, Regina del Santo Rosario, Aiuto dei Cristiani, prega per noi.
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